C'è un malinteso colossale che circola da anni nei forum di trading e nei
manuali di analisi tecnica quantitativa: l'idea che un mercato molto volatile
sia, per definizione intrinseca, un mercato più rischioso.Vale a dire che più
un asset è vivace più difficilmente si possa da esso trarre vantaggio. Per
curare questa miopia matematica, molti trader si affidano ciecamente a un
indicatore famosissimo chiamato ATR (Average True Range), utilizzandolo
come una formula magica per decidere dove posizionare lo Stop Loss in base a
quanto il prezzo si è mosso nel passato recente. La mia posizione personale
riguardo agli indicatori è ormai nota, ma se sono giunta a questa conclusione è
anche perché in passato ho testato personalmente una certa varietà di
indicatori e oscillatori.
In particolare ho sempre nutrito una forte resistenza istintiva nei
confronti dell'ATR. Qualcosa nella mia logica geometrica non tornava.
Poi, l'altro giorno mi sono imbattuta in un discorso di Warren Buffett che ha
letteralmente illuminato i miei dubbi. In questo short l’oracolo di Omaha
smonta con una logicità disarmante il binomio rischio – volatilità. E ho deciso
di condividere con voi queste riflessioni.
"Non confondete mai la volatilità con il rischio."
Con un tono piuttosto ironico, l'oracolo di Omaha, asserisce che le persone che
hanno scritto ed insegnato le teorie sulla volatilità non hanno la minima idea
di come misurarla, e parallelamente, le persone che hanno scritto ed insegnato
teorie sul rischio, non sanno minimamente come calcolarlo. Buffet spiega
semplicemente che il rischio di un asset è la concomitanza o la presenza di
almeno uno di due presupposti. Il primo è il rischio intrinseco all’attività
che si ha in portafoglio, dovuto alla sua natura o ad eventi significativi che
ne condizionano pesantemente il normale andamento. Il secondo deriva dal fatto
che l’investitore che ha in portafoglio quel particolare asset non abbia
assolutamente alcuna idea di cosa stia facendo. Non è preparato alla valutazione
né tantomeno alla gestione. E se cerchiamo di definire la natura del rischio
concludiamo che esso è la probabilità di subire una perdita permanente di
capitale a causa di un cattivo investimento; mentre per definizione la
volatilità è solo il mercato che oscilla. Se applichiamo questa verità profonda
alla Price Action sul timeframe Daily, capiamo che l'ATR non misura il rischio:
ci dice solo, banalmente, quanto uno strumento è stato ampio in un determinato
periodo di tempo. Ma questo è un dato visivo che qualunque trader può ricavare
in un millisecondo guardando l'estensione di una candela. Non serve un
indicatore per dirci che c'è mare mosso.
L'illogicità dell'ATR: il rischio è una decisione, non una media
Chi usa l'ATR per posizionare lo Stop Loss commette, secondo me, un errore
concettuale: allarga lo stop quando il mercato si muove forte e lo stringe
quando il mercato è calmo. Ma la Price Action ci insegna che l'unico punto
sensato in cui posizionare uno Stop Loss è il livello statico di non ritorno,
ovvero quell'area geometrica che, se violata, invalida matematicamente l'intera
analisi.
Se l'operazione è strutturata correttamente secondo la strategia scritta
sulla mia agenda, il rischio è una mia decisione a monte (l'1% del capitale),
stabilito tramite la size. Se il mercato decide di andare contro la mia
analisi e toccare lo stop loss, per le mie tasche fa pochissima differenza se
lo fa in un millisecondo a causa di una fiammata improvvisa o nell'arco di
cinque candele Daily letargiche. Il rischio monetario era identico.
La volatilità, in quel frangente, è solo un fattore temporale. Magari è
uscita una notizia macro inattesa che ha scombussolato il prezzo nel breve
termine, andando a pizzicare lo stop. Lo stop era lì esattamente per quello:
per proteggermi. Se poi il mercato, subito dopo avermi stoppata, riprende la
direzione originaria, non me la prendo con la volatilità e non cerco stop più
larghi con l'ATR; semplicemente mi siedo a bocce ferme e mi chiedo se la mia
analisi su quel punto di non ritorno fosse corretta. Perché anche se non
possiamo predire il futuro, sappiamo bene che sui grafici difficilmente le cose
capitano senza un motivo.
Il fallimento dell'ATR sulle candele "Monster": il caso USD/JPY
Il cortocircuito dell'ATR diventa evidente quando si manifestano le candele
monster, quei movimenti macroscopici e violenti che scuotono i mercati.
Nelle mie Cronache del lunedì di inizio mese, avevo messo
espressamente in guardia i lettori sul cambio USD/JPY. Il trend di
sottofondo era assolutamente rialzista, ma il prezzo aveva raggiunto livelli
talmente estremi e caldi che ci si doveva aspettare un imminente intervento di
politica monetaria da parte della Bank of Japan (BoJ). Cosa che è puntualmente
avvenuta, regalandoci due candele Daily di un'estensione impressionante.
Cosa succede se un trader applica l'ATR il giorno dopo un evento del
genere? Poiché l'ATR calcola una media matematica dei periodi precedenti, la
presenza di quelle candele monster farà schizzare l'indicatore verso l'alto.
L'ATR suggerirà quindi di impostare uno Stop Loss gigantesco, posizionato nel
vuoto cosmico del grafico.
Ma se imposti uno stop immenso, per mantenere un Rapporto
Rischio/Rendimento razionale di 1:1 dovresti pretendere dal mercato un Target
altrettanto astronomico. Questo non è trading strategico, è costringere la
geometria del grafico a inseguire la rigidità asettica di un indicatore matematico. Il
trader stoico, invece, ignora la media dell'ATR: guarda il grafico dall'alto,
individua la spike reale lasciata dall'intervento istituzionale e usa
quel livello fresco come unico spartiacque razionale.
Governa la struttura, non l'oscillazione
La volatilità è il respiro del mercato, a volte calmo, a volte affannoso.
Non possiamo controllarla, né dobbiamo temerla. Il rischio, invece, come
abbiamo già concluso nel primo capitolo della serie sul Trader Stoico, è sotto
il nostro totale controllo: risiede nella qualità del livello che scegliamo e
nella disciplina di non violare la nostra size. Warren Buffet sostiene, sempre
nel medesimo short di cui sopra, che lo
studio della volatilità “è favoloso per coloro che cercano una carriera
nell’insegnamento”.
Non è il caso quindi di farci dire da una media matematica quanto deve
essere ampio il nostro respiro sul grafico. Lasciamo l'ATR a chi cerca formule
astratte e rimaniamo fedeli alla concretezza dei nostri rettangoli statici. In
un ambiente già incerto e caotico come quello del forex, non abbiamo bisogno di
aggiungere confusione, ma di perseguire calma, razionalità e costanza.
Grazie per aver letto, ti invito alla prossima riflessione dall'agenda e buona domenica!
Se ti interessi anche di analisi tecnica ci aggiorniamo ogni settimana con le Cronache del Lunedì. Ti aspetto!
(
2026)Riproduzione riservata. Questo articolo è apparso originariamente su cronacheditrading. È vietata la copia anche parziale .
Ricorda : questa è solo la mia analisi personale e non costituisce un consiglio finanziario. Opera sempre secondo il tuo piano di trading e la tua gestione del rischio.
Nessun commento:
Posta un commento
I commenti sono moderati. Saranno rimossi messaggi offensivi o di spam. Inviando il commento, accetti che il tuo nome e la tua email siano trattati in conformità alla nostra Privacy Policy, che trovi in fondo a questa pagina.